Lo scrittore interviene sul ritorno mediatico del caso Garlasco e denuncia il rischio di trasformare una vicenda giudiziaria complessa in intrattenimento televisivo. Al centro della polemica non c’è la riapertura del dibattito nelle sedi competenti, ma l’uso del dolore, dei sospetti e delle tragedie come materiale da share, click e audience.



